mercoledì 24 ottobre 2007

"Ti aspetto in Centrale!"

Come se fossero loro, e non noi, ad aspettare. Ma partiamo dall'inizio. Lunedì 22 ottobre, un simpatico, ridente mattino semiautunnale. Le foglie per strada non ci sono, mancando gli alberi, ma l'atmosfera è quella. Esco di casa tutto sorridente, fiducioso nel sistema e nella bontà del prossimo. Arrivo alla fermata di Lunigiana della 42, aspettando l'appena citato autobus o il tram 5 e, accipicchia!, per ben venti minuti, un terzo di una ricchissima ora, una frazione già cospicua della giornata intera, nessuno di questi mezzi si presenta. E si tratta dell'orario di punta. E nei giorni prima la generosa ATM ha fornito un riempitivo per le mie palle ripetendomi all'infinito che hanno aumentato le corse interurbane, urbane e anche verso la Luna, grazie a un collaborazione con gli astronauti cinesi. Venti minuti di vuoto.

Col senno di poi non avrei dovuto. Ma ho delle attenuanti. La prima è appunto il ritardo a due cifre. La seconda era che si trattava del lunedì mattina. La terza è che tutti i tramvieri hanno una faccia da culo che incita l'umano a ritornare alle sue origini rozze e violente. Vedo da lontano arrivare una 42, e le mie bestemmie pian piano scemano, salvo riprendere in un crescendo degno dei migliori compositori medio-ottocenteschi. L'autobus trabocca di gente. Le porte si aprono a fatica, e un paio di bambini gemono stritolati, ma per sopravvivere l'uomo non risparmia nemmeno la prole. Provo a salire, ma il mio volume corporeo non indifferente accoppiato allo zaino - per fortuna scarico - sono inconciliabili con lo spazio interno rimasto: basta a malapena a garantire le funzioni vitali minime dei passeggeri.

A quel punto parte l'ira. Ma come, diciassette €uro al mese e non posso nemmeno prendere l'autobus che arriva con venti minuti di ritardo? Avendo saltato quattro corse, avrei avuto diritto a quattro posti. E invece mi tocca attendere il veicolo successivo. Decido che quanto meno è necessario far capire all'amato conducente quanto io sia alterato da tutto ciò. Attraverso il vetro, mentre si appresta a chiudere le porte, richiamo la sua attenzione e porgo un paio di corna al suo indirizzo. Il finto glabro - mimetizzate molto male quella calvizie - fa qualche gesto, riapre le porte e, aggrappandosi come una scimmia al vetro che gli garantisce aria pura e spazio attorno a sè, intenta il seguente dialogo con me:

Conducente: "Vieni qui, stronzo, vieni qui!"
Me: "Vai, fai partire l'autobus, chè sei in ritardo, coglione!"
Conducente: "Vieni qui t'ho detto!"
Me: "Fai ancora più ritardo!"
Conducente: "Stronzetto t'aspetto in Centrale t'aspetto, ti apro il culo, hai capito?"

La gente più vicina alla porta anteriore, nella fattispecie quella con più aria, riesce a percepire la propagazione del nostro discorso tramite l'etere, e incomincia a mugolare. Cinque minuti dopo passa un 5, e arrivati in IV Novembre cerco quest'orgoglioso tramviere, ma nulla: è evidentemente già partito, l'indefesso lavoratore che porta venti minuti di ritardo e, ciononostante, parla al cellulare - con la mano! che siamo, femminucce, che usiamo l'auricolare? - e perde tempo con un ragazzino, uno stronzo, per intimorirlo.


Bottomline: venticinque minuti di ritardo e un'incazzatura colossale. E un suggerimento per la lungimirante ATM: perchè oltre a "È vietato al conducente di parlare" e "Vietato sputare" non vengono messi dei cartelli dicenti "L'autista può mordere"?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao, promuovi anche sul tuo blog l'iniziativa di www.atmgratis.tk! ciao

Anonimo ha detto...

Ciao, segnalazione ricevuta. Oggi invece sono in giornata "Rage Against Fs" dopo un ritardo di soli 45 minuti sul Milano-Torino, che mi ha fatto perdere una coincidenza...dannati. A presto

g.

Guglielmo ha detto...

Beh, effettivamente il mondo delle ferrovie è messo ben peggio. Però sai, il treno non lo prendi tutti i giorni o, almeno, pendolari di così lunga tratta sono rari. E soprattutto, un conto è quarantacinque minuti di ritardo su una tratta di un centinaio di km - e anche di complessa gestione come è appunto una ferrovia - un altro venticinque su un tratto di cinque km. Ti capisco, in ogni caso, fa rabbia comunque.